
Nel mio lavoro ho la possibilità di collaborare con diversi tipi di ensemble, dai solisti alle orchestre sinfoniche, fino alle big band jazz.
Quando registro con un’orchestra, vengo sempre colpito da una situazione particolare: durante il setup microfonico, mentre il palco si riempie progressivamente di musicisti, si sviluppa un’energia positiva e palpabile.
Questa tensione cresce fino a culminare pochi istanti prima che il direttore d’orchestra salga sul podio e la sessione di registrazione abbia inizio. È un momento che trovo incredibilmente emozionante e che attendo con entusiasmo ogni volta.
Come produttore musicale, il mio ruolo è tradurre le espressioni dei musicisti e dei compositori in registrazioni che riflettano in modo autentico la loro visione artistica. Per raggiungere questo obiettivo, faccio del minimalismo il principio guida del mio lavoro.
Quando si parla di suono, la semplicità spesso favorisce una risonanza emotiva più profonda con l’ascoltatore, creando un legame più intimo con la musica. “Minimalismo” è anche sinonimo di intenzionalità e di decisioni ponderate.
Piuttosto che disporre una moltitudine di microfoni e rimandare le decisioni al momento del mixaggio, preferisco compiere scelte consapevoli già in fase di registrazione, curando con estrema attenzione la selezione e il posizionamento dei microfoni. Questo metodo garantisce un’identità sonora più coesa e definita.
Come fonico e produttore musicale, considero il mio lavoro una fusione tra arte e tecnologia. In un parallelo con la fotografia, i microfoni diventano i miei obiettivi, capaci di definire colori, sfumature e carattere di una performance musicale registrata. Il mio compito è “catturare” istanti nel tempo, preservando suoni ed emozioni.